La daga è una spada a lama corta e dritta (la sua lunghezza si aggira intorno ai 35 cm) a sezione triangolare per garantire robustezza alla lama e ottenere così un’arma con una capacità di penetrazione tale da vanificare la protezione offerta dalle pesanti armature in metallo.
La daga può vantare una trattazione molto ampia: occupa una parte importante nel “Flos Duellatorum” di Fiore dei Liberi e nel “Fechtbüch” di Hans Talhoffer, continuando ad essere studiata anche nel Rinascimento da maestri come Achille Marozzo e Antonio Manciolino della Scuola Bolognese.
Un duello di daga avviene a contatto ravvicinato, e per la maneggevolezza e leggerezza dell’arma, ha un ritmo molto sostenuto: l’insieme di queste caratteristiche sono tali da giustificare le parole di Fiore dei Liberi da Cividale, il quale sosteneva che era impossibile riuscire a portare a termine un combattimento di daga senza riportare ferite,per quanto superficiali. L’impostazione della guardia nel duello di daga richiede che l’arma sia sempre rivolta verso l’avversario, la mano libera pronta a parare i colpi del contendente e la lama dovrà trovarsi davanti alla mano libera, così da fare ostacolo a eventuali colpi insidiosi inferti dal nemico, che potrebbe mirare alle nostre mani, causando nel peggiore dei casi una ferita tale da infliggerci un pesante svantaggio, se non renderci totalmente incapaci di proseguire il duello.